Città di Porcia

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Villa Corre-Dolfin

Apertura al pubblico della Barchessa orientale di Villa Correr-Dolfin

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L'edificio, oggetto dei lavori di restauro terminati nella primavera 2013, a partire da luglio aprirà al pubblico per dare l'opportunità di visitare e conoscere questo importante elemento del patrimonio comunale.

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Storia

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Il complesso , risalente alla seconda metà del seicento, è stato realizzato a Roraipiccolo dal ramo dei Correr che abitavano nella parrocchia di Santa Fosca a Venezia. Nel secicento e nel settecento la villa con i suoi annessi assume un rilievo non solo artistico ed architettonico , ma anche economico e produttivo ed incidendo nell’organizzazione del territorio contribuisce a definire il paesaggio.

In sostanza non è solo luogo di ozio e di divertimento, ma è il centro di una vera e propria azienda agraria nella quale gli investimenti di capitali si estendono sia nelle fastose costruzioni sia negli intrichi di giardini e delle opere di trasformazione agraria. Quindi con radicale cambiamento delle terre incolte con piantagioni arboree ed arbustive utilitarie con opere di derivazione delle acque e con impianto di nuovi poderi. Ma l’acqua, la sua derivazione e soprattutto il suo controllo interessa la famiglia Correr. La villa costituisce dunque un epicentro organizzativo di tipo industriale più che luogo di delizia. Già nel 1640 i Correr acquistarono i diritti sul Brentella e lo trasformarono in canale per il trasporto della legna, possedendo il controllo dell’acqua, le terre incolte vengono rese produttive, ma i tecnici al loro servizio erano esperti di cantieri e di idraulica più che di semine. Nei fatti tutte le strutture, oltre alla Villa posta al centro fra le due barchesse , i fabbricati ad uso dei coloni , le stalle ed i fienili, i depositi e le scuderie testimoniano un uso produttivo dell’insediamento stesso , ujh uso che privilegia le parti secondarie per lasciare esclusiva funzione di rappresentanza alla Villa centrale ed incorporare nella barchessa est una piccola Villa ad uso residenziale. Dopo l’azienda d’acqua, il quasi feudo agricolo, il tabacchificio nella Villa , prima dell’abbandono forse tra il 1950 ed il 1960 la Villa viene utilizzata come magazzino e la proprietà abita nella villa piccola, prolungamento della barchessa est.

La scarsa documentazione e la non troppo consistente mole di ricerche sull’architetto progettista non definiscono con certezza l’autore. Due le ipotesi introno alle quali si dibatte: Antonio Gaspari e Andrea Tirali dal momento che la costruzione del complesso monumentale risale intorno alla metà del seicento e agli ultimi decenni del medesimo secolo, arco di tempo in cui i due personaggi operarono.

Assessore Emilia Di Gregoli

 

Ipotesi di utilizzo

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La realtà del patrimonio storico-artistico , culturale attende da tempo una valorizzazione ed una rivitalizzazione che non siano solamente celebrative , ma funzionali e produttive quindi rispondenti alle molteplici esigenze della comunità. Il grande entusiasmo dei giovani deve essere posto in primo piano attraverso la ricerca delle opportunità del mercato. Il progetto di una cittadella delle arti da realizzare in Villa Dolfin, rientra in questi principi generali: investe nelle risorse umane stimolando creatività e ricerca, crea sinergie tra università ed accademie, istituti e produzione , forma nuove professionalità, diventa un modello riproducibile con forti possibilità di contaminazione internazionale e costituisce un tassello importante ed innovativo nell’economia del territorio che lo ospita. Ma a che cosa mi riferisco in particolare? Alla possibilità di realizzare in questo magnifico sito, facilmente raggiungibile , a due passi dall’uscita autostradale un istituto a cui si potrebbe dare il titolo di Accademia regionale delle arti e dei mestieri dello spettacolo.Prenderebbe così vita il sogno di vedere insieme scuole di perfezionamento in grado di coniugare una precedente tradizione di cultura musicale che ha fatto conoscere a livello internazionale la nostra cittadina grazie all’impegno dell’Associazione Amici della musica Salvador Gandino con la danza, una nuova realtà per il territorio. Così facendo risponderemmo ad una sempre più grande richiesta di nuove professionalità per i giovani, sia nel campo della musica che della danza , daremmo la possibilità a molti di studiare e crescere in due discipline per le quali è necessario spostarsi altrove per trovare strutture ad hoc. Villa Dolfin, per la sua destinazione originaria , quale realtà di produzione e lavoro si presta anche alla localizzazione di laboratori per il recupero di antichi manoscritti, di preziosi strumenti per il mestiere “del musico”, di creazione e recupero , ancora, di costumistica teatrale e di valore storico. In sintesi laboratori dove le diverse forme d’arte si incontrano con il lavoro: dalla ricerca sull’ambiente, alla tutela e alla conoscenza dei beni stiriuco-artistici del territorio, alla realizzazione di una mostra permanente interattiva del lavoro e delle arti, all’incontro ed alla documentazione. Quanto sarà possibile affidare all’impegno delle associazioni troverà posto in Villa avendo cura di rispettare la sua origine ed il ruolo di rappresentanza per il corpo centrale. L’insieme delle diverse esperienze di ricerca e professionali può definire un nuovo modello di sviluppo in grado di favorire l’incontro tra il pubblico ed il privato. Quanto alla gestione mi piace rilevare che le forme di organizzazione dell’attività culturale devono essere forme operative di progettazione, gestione ed utilizzazione del prodotto culturale. E’ necessario quindi che la rilevanza di queste operazioni non sia solo economica e culturale in senso stretto,ma anche giuridica sotto il profilo degli istituti di diritto in cui queste iniziative devono tradursi. In Italia è l’istituto giuridico della Fondazione che potrebbe porsi quale valido strumento per tentare di realizzare ciò che in Europa da decenni viene compiuto . E’ stato individuato però un nuovo istituto incrociando esperienze olandesi ed anglosassoni: la Fondazione di partecipazione, vale a dire un unico contesto decisionale tra soggetti privati, aziende, imprese, Enti pubblici ed istituzionali. Ve ne sono esempi in Italia: la Fondazione Monastero del Lavello, in provincia di Lecco, oppure il Palazzo Tè, a Mantova (centro internazionale d’arte ad alta qualificazione). Relativamente alla fruizione del complesso sono convinta che il ruolo della Pro Porcia ,prezioso trait d’union fra Amministrazione comunale ed associazioni del territorio, come sancito da una apposita convenzione,nell’organizzazione di iniziative nell’area del parco ha già prodotto interessanti risultati . Quanto alla chiesetta , mi auguro che al più presto possa rivedere nel suo splendore originario i suoi fregi ed i medaglioni a soffitto per essere riammessa al culto ed alla celebrazione di eventi religiosi. Tutte queste ipotesi di lavoro andranno comunque valutate nelle sedi appropriate e rese pubbliche perché i cittadini possano esprimersi e partecipare. Nel frattempo i giovani hanno partecipato ad alcuni eventi di valorizzazione ed i bambini delle elementari fra non molto individueranno le regole secondo le quali gli adulti dovranno operare per difendere monumenti, storia ed arte della loro cittadina. Città sì, ma con i lati positivi dell’appartenere ad un territorio a misura d’uomo.

Assessore Emilia Di Gregoli

 



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